Viktor Cherkas, CEO di Kanggiten, spiega come browser, WebView e app native rispondono a esigenze diverse e perché engagement e spesa tendono a concentrarsi sull’esperienza nativa.
Nella pratica, il mobile-first può indicare due approcci molto diversi. Da una parte c’è il sito responsive, cioè la versione desktop adattata a uno schermo più piccolo. Dall’altra c’è un’app nativa, progettata fin dall’inizio per lo smartphone. La differenza tra le due soluzioni incide sul modo in cui i giocatori utilizzano il prodotto e anche su quanto spendono.
La distinzione è importante perché non tutti gli utenti accedono al prodotto nello stesso modo. Alcuni entrano dal browser attraverso un link affiliato, altri preferiscono un’app più leggera, mentre un gruppo più ristretto, ma generalmente più redditizio, installa una soluzione nativa completa e tende poi a utilizzarla con continuità. Una strategia efficace deve quindi adattarsi a queste diverse abitudini.
«In Kanggiten lo abbiamo capito presto. I nostri operatori utilizzano app native dal 2019, ben prima che questa soluzione diventasse uno standard nel settore. L’esperienza maturata da allora ci ha insegnato una cosa: spesso il primo contatto avviene attraverso il browser, ma i giocatori più fidelizzati tendono poi a spostarsi sull’app», spiega Cherkas.
«Il mobile-first non consiste semplicemente nel ridurre le dimensioni di un sito pensato per il desktop», osserva Lamberto Rinaldi della nostra SlotMania. «Significa progettare l’intero percorso utente tenendo conto delle modalità con cui le persone utilizzano lo smartphone: sessioni più immediate, navigazione intuitiva e accesso rapido alle funzioni principali. Il browser continua a svolgere un ruolo importante nella fase di scoperta, - e per molti anche nella fase di puro gaming -, mentre l’app può favorire un rapporto più continuativo con il prodotto, soprattutto per le nuove generazioni. La vera sfida consiste nel rendere coerente l’esperienza tra i diversi canali, evitando che il passaggio dall’uno all’altro crei frizioni, come hanno fatto i nostri sviluppatori per la sezione che ospita le slot machine».
Lo smartphone non è più una semplice estensione del desktop. Per una parte sempre più ampia del pubblico è ormai il principale canale di accesso al gioco.
Il passaggio dal web all’app nativa
Il mobile non va considerato come un unico prodotto, ma come un percorso composto da soluzioni diverse.
Il web resta il punto di ingresso più immediato: permette di raggiungere il pubblico più ampio e di gestire il primo contatto. Il giocatore può conoscere il brand, registrarsi e depositare senza installare nulla.
Un passaggio successivo è rappresentato dalle app WebView, che racchiudono l’esperienza web all’interno di un’applicazione installabile. In molti mercati offrono un buon equilibrio tra semplicità e velocità e possono rappresentare la scelta più adatta per una parte degli utenti.
La soluzione nativa richiede invece più lavoro in fase di sviluppo e manutenzione e non è pensata per tutti. Per i giocatori più coinvolti, però, offre un’esperienza più completa e performante. È proprio qui che tendono a concentrarsi engagement e spesa.
L’obiettivo è quindi offrire a ciascun utente la soluzione più adatta alle proprie abitudini, permettendo a quelli più fidelizzati di passare gradualmente verso esperienze più complete.
In pratica, web, app WebView e app native non sono alternative in concorrenza tra loro, ma tappe di uno stesso percorso. Il browser facilita il primo contatto, la WebView rende l’accesso più immediato per chi desidera installare un’applicazione semplice, mentre l’app nativa risponde alle esigenze dei giocatori più abituali. Una strategia mobile efficace deve quindi accompagnare gradualmente l’utente, lasciandogli la possibilità di scegliere l’esperienza più adatta al proprio livello di coinvolgimento.
Perchè lo svuluppo di un app nativa performante giustifica il suo alto costo
«Un’app nativa richiede investimenti maggiori, ma può offrire funzionalità che il web non riesce a replicare. Nel caso di uno dei nostri clienti, un importante operatore europeo, negli ultimi sei mesi l’app ha concentrato circa il 50% dei giocatori attivi ogni giorno, il 49% degli utenti paganti e il 48% dei ricavi. A fare la differenza sono soprattutto le funzioni disponibili solo in ambiente nativo. Un esempio è un bonus che si attiva scuotendo lo smartphone: più forte è il movimento, maggiore è la ricompensa. Il sistema sfrutta l’accelerometro del dispositivo e può quindi funzionare soltanto all’interno dell’app», spiega ancora Cherkas.
«Tre giocatori attivi su quattro l’hanno provato almeno una volta. Di questi, otto su dieci sono tornati a utilizzarlo e quasi la metà lo ha fatto almeno tre volte. Circa un quarto è poi diventato un utente pagante. Il bonus offre un motivo concreto per aprire l’app e, con il tempo, può trasformare quel gesto in un’abitudine. Ma questa logica va oltre la singola funzione. Lo stesso operatore utilizza anche un sistema di cashback in-app che accumula parte delle perdite del giocatore e le restituisce in un giorno prestabilito della settimana. Si crea così un appuntamento ricorrente che contribuisce a ridurre il churn tra gli utenti paganti. Le notifiche push vengono inviate esattamente nel momento in cui la ricompensa può essere riscattata, raggiungendo il giocatore quando l’interesse è più alto, invece di seguire un calendario promozionale generico», contuina
«La tecnologia nativa offre vantaggi anche sul fronte della sicurezza. L’accesso biometrico consente di sostituire la password con l’impronta digitale o il riconoscimento facciale, mentre ogni prelievo richiede la stessa verifica. In questo modo soltanto il titolare dell’account può autorizzare il movimento dei fondi», conclude.
«I costi di un’app nativa sono giustificati soltanto quando il prodotto sfrutta davvero le possibilità offerte dallo smartphone», osserva Lamberto Rinaldi di SlotMania. «Limitarsi a riproporre in un’applicazione la stessa esperienza disponibile sul sito web offre un vantaggio ridotto. Accelerometro, biometria, notifiche contestuali e funzioni sviluppate appositamente per il dispositivo possono invece rendere l’esperienza più immediata, sicura e riconoscibile. È questa capacità di creare un valore aggiunto concreto a rendere sostenibile l’investimento nel lungo periodo».
Qual è l’infrastruttura che si nasconde dietro le app
Creare un app nativa di primissimo livello richiede una struttura tecnologica adeguata. Le app di gambling, infatti, raramente vengono distribuite attraverso il Google Play Store e devono quindi seguire canali propri.
«Le nostre app Android vengono ospitate sui server dell’operatore e dispongono di procedure dedicate per l’installazione e gli aggiornamenti. In questo modo il cliente può decidere direttamente come e quando renderle disponibili ai giocatori. Anche la continuità del servizio è fondamentale. Un sistema di rotazione dei domini reindirizza gli utenti verso un indirizzo alternativo non appena quello principale diventa irraggiungibile, evitando che un blocco o un problema tecnico interrompano la sessione. Il passaggio dal web all’app avviene senza richiedere un nuovo login: la sessione viene trasferita e resta attiva finché il giocatore continua a utilizzare il servizio. Si elimina così un passaggio che può facilmente provocare l’abbandono», sottolinea Cherkas.
«Gli aggiornamenti possono invece essere gestiti in tre modalità, - silenziosa, consigliata o obbligatoria -, a seconda di come si vuole distribuire la nuova versione. Parliamo di una tecnologia progettata per gestire volumi importanti. Oggi la piattaforma supporta oltre 50 brand attivi, più di sette milioni di transazioni al mese e garantisce una disponibilità superiore al 99%», conclude il CEO di Kanggiten.
«Il mobile è ormai un canale consolidato. Per gli operatori italiani con licenza AAMS, la vera questione è capire quanta parte del prodotto debba essere sviluppata direttamente per lo smartphone. Un sito responsive copre le funzioni essenziali, mentre nell’esperienza nativa tendono a concentrarsi gli utenti più coinvolti e una quota significativa della spesa. È su questo equilibrio che oggi si gioca una parte importante della strategia», commenta il nostro Rinaldi.
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