È impossibile nascondere o eliminare il gioco legale

data di creazione: mag 30
Scritto da Angela Argenziano

DIBATTITI A “GIOCOBYTE”: DAI GUADAGNI DELLO STATO AL RAPPORTO FRA GIOCO FISICO E ONLINE, AL RISCHIO DELL’AUMENTO DEL GIOCO ILLEGALE

Il 26 e il 27 maggio si è tenuto, presso l’Università di Salerno, l’evento organizzato dall’Osservatorio Internazionale sul Gioco “Giocobyte: il gioco pubblico nell’evoluzione dal bussolotto alla fibra”, nell’ambito del quale hanno avuto luogo diversi confronti per un’analisi del settore sotto diversi punti di vista.

Il filo conduttore degli interventi è chiaramente la necessità di non soffocare, nascondere o eliminare il gioco legale, bensì di controllarlo, regolamentarlo e ottimizzarlo in termini di introiti statali.

In uno dei panel del primo giorno, Stefano Sbordoni (avvocato operante nel settore e membro dell’Osservatorio Internazionale sul Gioco) ha infatti affermato “Non possiamo ignorare il gioco, lo dobbiamo controllare per i suoi effetti devianti in alcune fattispecie, come quello patologico, ma non possiamo pensare di soffocare una cosa che c’era già nel 2000 avanti Cristo. Anche chi ha un’avversione per questo tema deve essere in grado di poterlo valutare sotto questa luce”, delineando la corretta via nello sviluppo del settore, che – puntualizza – non è necessariamente un allargamento dello stesso. Proprio poiché il gioco riveste un ruolo centrale da millenni nell’umanità, secondo Sbordoni occorre contestualizzarlo nell’epoca odierna, con un chiaro rimando ai progressi tecnologici e digitali che hanno contribuito in modo preponderante al cambiamento delle modalità di gioco.

Al panel suddetto ha partecipato anche Valerio Retico (Presidente del CdA di Betpremium), il quale ha descritto un’evoluzione del gioco dagli anni ’90 ad oggi, passando per tre fasi:

  1. quando esisteva, ma non si vedeva – o meglio, si preferiva non vederlo -, negli anni ’90;
  2. il periodo di esplosione, cui abbiamo assistito dai Mondiali di Francia del ’98 in poi, evento individuato quale pietra miliare in quanto il primo in cui si è potuto scommettere legalmente su partite di calcio; anche attraverso il lavoro dell’ADM, che ha regolamentato giochi esistenti, ma illegali, e grazie all’ingresso nel settore di colossi del gioco a livello mondiale, il comparto ha visto i suoi tempi migliori: in Italia nel 1998 c’erano solo 300 locali in cui poter scommettere, cresciuti fino ad arrivare a 15.000 nel 2007;
  3. la fase da Retico battezzata “del rigetto”, ossia quella in cui viene evidenziata la minaccia che un’ingente diffusione del gioco potrebbe rappresentare, con un ruolo incisivo dei mass media nell’influenza dell’opinione pubblica.

Il gioco ha quindi assunto una connotazione problematica agli occhi della collettività e, come conseguenza di ciò, sono stati avviati interventi - in primis da parte degli Enti Locali - restrittivi, ma non efficaci né risolutivi; sul punto, si trova d’accordo Nicoletta Pagliuca di Sunbet, che rammenta una legiferazione da parte delle Regioni, avvenuta negli ultimi anni, esageratamente restrittiva e anche a tratti incoerente e poco efficace.

Retico ricorda che il vero nemico dello Stato è il gioco illegale, il quale tuttavia prolifera in modo direttamente proporzionale all’aumentare dei provvedimenti restrittivi in capo ai concessionari pubblici, come è stato osservato nei due anni di pandemia, periodo in cui le sale legali erano chiuse e sono di conseguenza fiorite le offerte illegali nel comparto.

Il Presidente del CdA di Betpremium ha anche ricordato, come oramai noto, che sempre nel biennio clou della pandemia c’è stato un massivo spostamento verso il gioco online, che descrive come “un settore molto controllato e tracciato”: d’altronde i casinò online sicuri ADM promuovono una serie di politiche a tutela del gioco responsabile - dall’autoesclusione ai limiti quotidiani -, nonché garantiscono altissimi livelli di sicurezza per quanto concerne pagamenti e trattamento dei dati.

VOCE ALLA RETE FISICA: I PROBLEMI SECONDO IL RAPPRESENTANTE DEI TOTORICEVITORI SPORTIVI

Ha avuto spazio anche un rappresentante della rete locale, Emilio Zamparelli (Vice Presidente di Sts, Sindacato Totoricevitori Sportivi), il quale lamenta che, nonostante ben 54.000 tabaccherie offrano 200.00 posti di lavoro, vi è una mancanza di interesse nella loro tutela e che le si rammenta per gli aspetti negativi e non per la parte sana, inoltre “viene spesso dimenticato che il settore crea ricchezza per lo Stato. Il cittadino paga una tassa volontariamente. Giocare è un acquisto di un prodotto. Giocare un euro non è un fatto negativo ma inseguire un sogno e acquistare un prodotto come quello offerto da qualsiasi altro settore”. E non manca di precisare che sono i primi a non volere “che le persone si rovinino” e che “sulla dipendenza non si crea nulla”, mentre l’auspicio è quello della costruzione di un futuro all’interno di questo business.

Zamparelli prosegue poi parlando dell’espansione del gioco online, che ritiene complementare a quello fisico, riprendendo un’opinione che abbiamo constatato esser largamente diffusa nel settore e già espressa – ad esempio - a marzo, in occasione della presentazione di un paper di I-Com, dal suo Direttore area innovazione, Eleonora Mazzoni.

IL PUNTO DI VISTA DELLA PSICHIATRA

Ha partecipato al secondo giorno di studi anche Monica Petrosino, dirigente medico psichiatra dell’ASL di Salerno, presentando un punto di vista clinico, al quale ha tuttavia sottolineato di voler anteporre quello umano: ossia da cittadina che si trova a discutere di un argomento che riguarda altre persone esattamente come lei e alle quali, proprio sotto questo profilo occorre garantire il migliore supposto possibile.

Monica Petrosino ha associato il gioco a qualsiasi altra forma di piacere, chiarendo che ognuna di esse può arrivare a dare dipendenza, poiché il piacere “è un fenomeno complesso e si basa su aree cerebrali che ne determinano la ricerca e cercano in tutti i modi di riattivare quei processi. Sesso, cibo, alcol, viaggiare, relazioni, un’esistenza che segue l’evoluzione segue la ricerca del piacere. Il rischio, però, è che si individualizzi e ci si chiuda alla vita e si cerchi la ripetizione di quel gesto, di quelle azioni”. Il fine è quindi quello di evitare questa perpetua ripetizione e che il giocatore si chiuda in sé stesso allontanando tutto il resto, perdendo soldi, ma soprattutto relazioni sociali.

La psichiatra non per questo condanna il gioco, anzi afferma che “Il proibizionismo è comunque sbagliato. Lo Stato investe sulla cura delle patologie ma arriva poco, 50 milioni di euro sul territorio nazionale. Si dice dovrebbe intervenire un po’ prima, sui ragazzi. In queste giornate si diceva che il gioco è una cosa seria ed è verissimo: anche i videogames che alcuni combattono aiutano tantissimo a stimolare molti aspetti della personalità degli individui”.

PIÙ VOCI PER UN’UNICA SOLUZIONE

Da parte dei rappresentanti di coloro che lavorano nel settore del gioco c’è dunque una forte richiesta di una normativa equilibrata ed efficace, che miri alla tutela della salute dei giocatori tanto quanto alla garanzia di libera impresa per gli operatori del settore, il cui lavoro negli ultimi anni ha troppe volte subìto forti battute di arresto o risentito delle decisioni altalenanti intraprese.

Dal punto di vista clinico, c’è una forte apertura nei confronti del gioco legale e sicuro, per ottenere il quale, oltre a un buon impianto normativo, occorre anche un importante investimento non solo sulla parte correttiva, ma anche su quella formativa, a partire dai giovanissimi.