Una svolta cruciale per la tutela dei giocatori europei: secondo l'orientamento della Corte di Giustizia UE, chi gioca su siti privi di concessione nel proprio Paese può agire contro gli amministratori della società estera applicando la legge nazionale, e non quella (spesso più permissiva) dello Stato in cui ha sede il casinò.
Il settore del gioco d’azzardo online transfrontaliero è spesso un terreno scivoloso per i giocatori, specialmente quando si tratta di recuperare somme perse su piattaforme che operano senza le dovute autorizzazioni nazionali. Tuttavia, un nuovo capitolo legale, scritto a Lussemburgo, sembra rafforzare enormemente la posizione degli utenti.
Al centro della questione c'è un principio fondamentale ribadito nel contesto della causa C-77/24: in caso di controversia legale per responsabilità extracontrattuale, la legge applicabile è quella del Paese in cui risiede il giocatore danneggiato.
Il caso: insolvenza a Malta, causa in Austria
La vicenda nasce dalla disavventura di un giocatore residente in Austria, utente della società maltese Titanium Brace Marketing. Dopo che la società è stata dichiarata insolvente, il giocatore si è trovato nell'impossibilità di recuperare le perdite subite su una piattaforma che, pur avendo una licenza maltese, non possedeva la concessione necessaria per operare legalmente in Austria.
Non potendo rivalersi sulla società fallita, il cliente ha deciso di citare in giudizio direttamente i due amministratori della compagnia, chiedendo il rimborso delle perdite. La tesi del giocatore è semplice: il contratto di gioco è nullo per violazione delle norme austriache sul gioco d'azzardo e, secondo il diritto austriaco, i dirigenti sono personalmente responsabili per aver offerto servizi illegali.
I dirigenti, dal canto loro, hanno tentato di difendersi invocando la legge maltese (lex loci delicti commissi), che protegge maggiormente gli organi societari e non prevede tale responsabilità diretta verso i creditori, sostenendo inoltre che il "fatto causale" si fosse svolto a Malta, sede dei server e della società.
La Corte Suprema austriaca si avvale del Regolamento Roma II
La Corte Suprema austriaca, trovandosi di fronte a questo conflitto di leggi, ha interpellato la Corte di Giustizia dell'Unione Europea. La risposta, in linea con le Conclusioni dell'Avvocato Generale Nicholas Emiliou presentate il 12 giugno 2025, fa perno sul Regolamento Roma II (n. 864/2007).
Il nodo cruciale sciolto dai giudici riguarda due aspetti tecnici ma determinanti:
- Nessuno scudo societario: La Corte ha chiarito che l'azione promossa dal giocatore non rientra nelle eccezioni del "diritto societario". Non si sta discutendo di come è gestita l'azienda internamente, ma di una violazione di norme a tutela del consumatore (il divieto di gioco illegale). Pertanto, i dirigenti non possono nascondersi dietro le regole di funzionamento interno della società.
- Il luogo del danno vince su tutto: Secondo l'articolo 4 del Regolamento Roma II, la legge applicabile è quella del Paese in cui il danno si verifica. Nel gioco online, il danno patrimoniale (la perdita dei soldi) avviene nel luogo di residenza del giocatore. È lì che il suo patrimonio viene intaccato.
Cosa cambia adesso per i giocatori italiani?
Questa interpretazione ha un peso specifico enorme anche per il mercato italiano. Stabilisce che un operatore straniero (e i suoi dirigenti) non può rifugiarsi dietro le leggi più "morbide" del proprio Paese di origine se opera illegalmente in un altro Stato Membro.
Se un sito .com senza concessione ADM offre giochi in Italia violando il monopolio statale, e un giocatore subisce un danno riconducibile a questa attività illecita, il tribunale competente potrà applicare la legge italiana. Questo principio smonta l'argomentazione classica dei casinò offshore secondo cui "agendo da Malta (o altri hub), si applica solo la legge locale".
La Corte ha lasciato aperta una sola, piccola porta: la clausola del "collegamento manifestamente più stretto". Il giudice nazionale può decidere di applicare la legge estera solo se, analizzando tutte le circostanze, il caso risulti avere legami molto più forti con l'altro Paese rispetto a quello di residenza del giocatore. Tuttavia, si tratta di un'eccezione che conferma una regola ormai solida: la tutela del consumatore nel proprio territorio è prioritaria.
In conclusione, la linea tracciata dall'Europa è un monito severo per i manager delle compagnie di betting offshore: operare senza licenza in mercati regolamentati comporta rischi personali diretti, regolati dalle severe leggi dei Paesi in cui vivono i loro giocatori.
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