Scommesse e casinò online al centro degli interessi della criminalità organizzata?

data di creazione: apr 11
Scritto da Angela Argenziano

La relazione DIA al Parlamento parla chiaro: scommesse e giochi online sono ancora e sempre al centro degli interessi della criminalità organizzata.

Il gambling, infatti, ha da sempre avuto un rapporto stretto con le organizzazioni malavitose. Come qualsiasi altro business dove circola parecchio denaro, la delinquenza ha cercato di trarne il proprio profitto, ma l’azione di contrasto esercitata dai casinò online autorizzati in Italia ha ridotto al minimo le infiltrazioni. Si tratta comunque di un’attività altamente remunerativa che presenta un basso rischio di esposizione all’attenzione delle forze di polizia e garantisce da un lato un forte controllo del territorio e dall’altro il raggiungimento di un elevato potere economico.

La relazione registra un calo degli omicidi di stampo mafioso: da 9 del I semestre 2020 a 2 nel primo semestre del 2021. Scende anche il numero delle associazioni di tipo mafioso individuate: da 77 a 57. Cresce invece, come detto, la propensione a inquinare l'economia legale, valutata attraverso l'indicatore del costante incremento delle segnalazioni di operazioni sospette, come appunto l’infiltrazione all’interno del sistema del gioco legale.

Una legislazione frammentaria ed un apparato sanzionatorio carente rappresentano una forte attrattiva delle mafie verso il gioco”, questo è il parere espresso da Francesco Stampacchia, dirigente della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della P.S. del Ministero dell’Interno. “Il sistema gioco è formato su più livelli e genera introiti elevatissimi anche per lo Stato. I nostri segnali sono di aggressione della criminalità organizzata su questo comparto. Le mafie non si affacciano più su settori come l’edilizia, ma si è spostata sul gioco. L’azione del dipartimento deve essere svolta in modo sinergica con la filiera del gioco e deve essere fatta in modo proattiva, poiché dobbiamo proteggere il consumatore finale e lo possiamo fare solo lavorando insieme”.

Mentre Maurizio Fiasco, rappresentante di Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio) e consulente della Consulta nazionale antiusura, ha sottolineato come sia tutta una questione di regolamentazione. Servirebbe, infatti, un punto di equilibrio, e la soppressione totale del gioco legale comporterebbe vantaggi nella lotta alla patologia, ma allo stesso tempo favorirebbe anche la criminalità. Un proibizionismo assoluto non avrebbe senso. Il modello svizzero, secondo il suo parere, potrebbe insegnarci molto: lì si impone al giocatore, alla sua famiglia e al gestore di non oltrepassare certe soglie di gioco parametrate in base al reddito.