Il problema del mercato nero continua a attanagliare l'Europa. Il settore continua a crescere nonostante l’espansione delle licenze nazionali. Questo genera un paradosso: gli operatori legali investono miliardi in compliance, gli Stati incassano tasse crescenti, ma, nonostante ciò, chi fa più affari sono i siti illegali.

Durante il panel «How can Europe effectively tackle the growing illegal gambling epidemic?», si è discusso proprio di questo argomento. In particolar modo si è trattato del tema della canalizzazione, ovvero quella filosofia secondo cui basta offrire un’alternativa legale attraente per assorbire naturalmente la domanda dal mercato nero.

La filosofia della canalizzazione è stata smentita dai fatti

Di questo parere è convinto Matt Zarb-Cousin, cofondatore di Gamban, l'app per il blocco del gioco d'azzardo online più potente ed economica, che offre protezione completa e illimitata su tutti i tuoi dispositivi. Secondo Zarb-Cousin la prosperità del gioco illegale deriva dal fatto che può operare senza vincoli fiscali o normativi. Ciò crea un’asimmetria competitiva strutturale sul piano puramente commerciale.

In questo contesto, c'è l'attacco alla teoria della canalizzazione. Gli utenti, infatti, non vedono i vantaggi del gioco regolamentato, ovvero sicurezza delle transazioni, garanzia di pagamento delle vincite e assenza di rischi legali, ma preferiscono andare su siti dove si offrono quote e bonus più appetibili. Tra le teoria e la pratica, quindi, manca un passaggio: la canalizzazione senza informazione rimane una mera teoria senza sbocchi pratici.

La teoria del manager di Gamban è confermata dalla situazione in Italia. Qui gli operatori ADM, pagano 7 milioni di euro per una concessione novennale e devono investire in sistemi antiriciclaggio, in piattaforme di gioco responsabile, in infrastrutture tecnologiche certificate. A queste vanno aggiunte le aliquote fiscali che variano dal 20% al 25% sul margine lordo.

L'autoesclusione come boomerang

Un altro tema di discussione durante il panel «How can Europe effectively tackle the growing illegal gambling epidemic?» è stata l'autoesclusione. Le giurisdizioni europee più avanzate hanno implementato registri nazionali di autoesclusione come GAMSTOP nel Regno Unito e Spelpaus in Svezia. Questi strumenti permettono ai giocatori problematici di bloccarsi preventivamente l’accesso a tutti gli operatori legali. Tuttavia, questa strategia (per quanto fondamentale) si è rivelata un boomerang potenziano ulteriormente il mercato illegale

Quest'ultimo sfrutta i dati sensibili presenti su Google che, pur dichiarando ufficialmente di non vendere i dati personali degli utenti, attraverso il sistema di aste pubblicitarie Real-Time Bidding, permette una condivisione di informazioni comportamentali con centinaia di soggetti nell’ecosistema adtech. Ciò significa che, quando qualcuno cerca informazioni sull’autoesclusione o interagisce con contenuti relativi al gioco responsabile, questi segnali vengono captati, profilati e monetizzati. Il soggetto diventa quindi un profilo appetibile per la pubblicità di siti non autorizzati, spesso mascherati da contenuti editoriali o recensioni indipendenti. Dato che parliamo di un soggetto problematico, non è complicato per i siti non regolamentati, ammaliarlo con promesse di vincite più semplici di vincite e quote appetibili.

Filip Jelavic, segretario generale della Croatian Gaming Association ha affrontato tale argomento durante il panel. L'utente, a causa delle scarse informazioni a disposizione, non riesce a distinguere tra sito legale da uno illegale. Questo perché non è «educato» a controllare il numero di licenza, né a conoscere quali siano le caratteristiche base che distinguono un sito regolamentato da un altro. Tutto ciò che si guarda su un sito sono un’interfaccia familiare, quote competitive, metodi di pagamento veloci. Il resto passa in secondo piano.

Siamo in presenza quindi di un divario percettivo tra come i regolatori pensano che funzioni il mercato e come che i giocatori realmente si comportano. Secondo Jelavic, dunque, proprio le lentezze normative finiscono per favorire l'illegalità, dato che questi operatori non devono attendere nessuna approvazione, offrono le novità istantaneamente. Ciò crea un vantaggio competitivo strutturale per il mercato nero, alimentato, paradosso dei paradossi, dalla meticolosità dei processi di autorizzazione.

Per combattere il mercato illegale è quindi necessario creare una struttura di enforcement che dia all'utente maggiori informazioni sulle differenze tra legalità e illegalità. Senza di queste la lotta che si sta combattendo rischia di essere persa in partenza.

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