Gli ultimi dati sul mercato italiano dell'iGaming riportano come questo settore sia in enorme crescita. La raccolta in questo periodo ha superato i 21,6 miliardi di euro, conquistando i primissimi posti del mercato europeo. Tuttavia, c'è un aspetto di cui nessuno parla, quando si affronta la tematica relativa all'azzardo. Ci riferiamo alla trasparenza algoritmica. Quest'ultima viene rappresentata come la massima espressione della tutela del giocatore, ma, in realtà, spesso costituisce solo una sofisticata strategia di segmentazione commerciale.
Trasparenza algoritmica: cosa c'è di vero?
Il mercato italiano dell'azzardo vive un paradosso a livello di sicurezza. Da una parte c'è il Governo che celebra il nuovo regime di licenze da 7 milioni di euro come strumento di consolidamento del mercato e di maggior tutela del giocatore, dall'altra c'è un mercato dove la trasparenza si trasforma in un’arma competitiva a geometria variabile. Vediamo di spiegarci meglio. Tutto parte dal Return to Player, ovvero la percentuale teorica del volume di scommesse che un gioco restituisce ai giocatori nel lungo periodo e che rappresenta una delle caratteristiche principale delle slot online. Questo strumento è diventato il parametro centrale per valutare l’integrità di un software da casinò, perchè derivante da un calcolo matematico inattaccabile, ovvero somma delle vincite diviso somma delle puntate, moltiplicato per cento.
Tuttavia, questa equazione maschera una complessità che separa nettamente l’RTP teorico da quello reale. Il primo emerge da miliardi di simulazioni digitali, mentre il secondo fluttua nelle sessioni individuali a causa della varianza, oscillando tra il 10% e il 300% del valore dichiarato. Proprio in relazione a questa discrepanza, c'è un «inghippo» di cui gli operatori italiani approfittano, mostrando l’RTP selezionato direttamente nella lobby del gioco.
Dove sarebbe il problema? A prima vista questa sembra una strategia di massima trasparenza, ma, in realtà, gli operatori utilizzano la visibilità dell’RTP per attrarre i giocatori più informati (ovvero quelli che conoscono il significato di RTP e il suo funzionamento). Infatti, mentre su determinati canali o per specifici segmenti di utenza si esibisce un RTP elevato e dichiarato, su altri mercati o piattaforme dello stesso gruppo societario circolano configurazioni a RTP ridotto. Ciò significa che la stessa slot può presentare su RTP differenti a seconda della piattaforma.
Perché viene fatta questa operazione? Semplicemente pere sfruttare l'ignoranza degli utenti che non controllano l'RTP e attrarli.
Il problema dell'informazione
La maggior parte dei giocatori quando sceglie una slot non guarda l'RTP, ma valuta altri fattori come l’estetica del gioco, il brand del casinò o le promozioni attive. Questa superficialità fa il gioco degli operatori che si garantisce margini significativamente superiori rispetto alla configurazione massima.
La strategia riesce a centrare un doppio obiettivo commerciale: da un lato si costruisce reputazione presso la fascia alta del mercato, dall’altro si massimizzano i margini sulla massa di giocatori meno informati, che rappresenta la porzione maggioritaria del volume d’affari.
Si tratta di un «trucco» necessario per sopravvivere in un Paese ad alta tassazione come l'Italia, favorita da una mancata informazione causata dallo stesso Governo con leggi come il Decreto Dignità.
La conseguenza è logica: occorre investire nell'informazione, ma anche aiutare le aziende di gambling come i casinò online italiani, altrimenti la trasparenza continuerà a essere a «giocatori alterni» con tutto ciò che ne consegue per il settore e gli utenti.
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